Ci sono idee che nascono come una battuta tra amici e poi ti esplodono in mano, trasformandosi in un progetto enorme fatto di rocche medievali, macchinari ABNORMAL, attori, comparse, tecnici, ore di prove e notti in sala di montaggio.“Matti Like” è esattamente questo: la mia maniera un po’ folle e molto affettuosa di festeggiare i 50 anni di “Frankenstein Junior”, portando quel film che adoro da sempre nel mondo dei social e della musica pop di oggi.
Il 15 dicembre 1974 “Frankenstein Junior” usciva nelle sale cinematografiche, il 15 dicembre 2024 il videoclip di “Matti Like” è arrivato su YouTube, come un piccolo ponte di cinquant’anni tra il bianco e nero di Mel Brooks e le stories in verticale di oggi.In mezzo, ci sono io, Francesco, con la mia ossessione per quel film e la voglia di giocare con il linguaggio dei social senza smettere di prenderli un po’ in giro

Di cosa parla “Matti Like”
“Matti Like” è una canzone che guarda il mondo dei social con affetto, ma anche con un sopracciglio alzato.Nel brano racconto la sete di like, la corsa alle visualizzazioni e quell’ansia da prestazione che conosciamo tutti, soprattutto quando ci ritroviamo a confrontarci con numeri, algoritmi e reazioni che durano meno di un lampo.
Nel mio piccolo ho preso il mito del mostro di Frankenstein e l’ho trasformato in una creatura molto contemporanea: non più il gigante cucito con pezzi di cadaveri, ma una specie di influencer-macchina virale, nata per riempire i feed di balletti, trend e contenuti “da engagement”.Musicalmente ho scelto di stare dentro un mondo reggaeton pop, proprio perché mi divertiva l’idea di usare un linguaggio super attuale (e già un po’ abusato) per raccontare quanto spesso rincorriamo tendenze che sono già vecchie mentre le stiamo facendo.

Il set: la Rocca di Bagnara e un paese trasformato in laboratorio
Per dare un luogo fisico a questa creatura social, avevo bisogno di un posto che sapesse di cinema d’altri tempi, e l’ho trovato nella Rocca Sforzesca di Bagnara di Romagna.Grazie al supporto del Comune di Bagnara e alla disponibilità del sindaco Mattia Galli, il borgo si è trasformato per qualche giorno in un gigantesco set gotico, tra cortili, torri, stanze interne, passaggi e scalinate piene di comparse in costume.
Vedere la Rocca riempirsi di cavi, luci, carrelli, macchina del fumo, attori e comparse è stato come entrare davvero in un laboratorio ABNORMAL: ogni stanza era un pezzo della mia testa, messa in scena in modo esagerato.Più di 70 persone tra amici, fan, curiosi e abitanti del paese hanno accettato di diventare, per un giorno, parte di questa follia, indossando costumi, parrucche, camici, abiti d’epoca e prestando faccia e sorriso a questo omaggio a Frankenstein Junior.

Un cast da sogno (e da citazione cinefila)
Per interpretare il Dottor Frankenstein cercavo qualcuno capace di essere intenso e buffo nello stesso istante, e quando Mirko Cannella ha detto sì ho capito che il personaggio aveva trovato il suo volto.Mirko è noto come voce italiana di Rio nella serie “La Casa di Carta”, ma sul set di “Matti Like” si è trasformato completamente in uno scienziato che lotta con una creatura più “social” che “mostruosa”.
Al suo fianco, nei panni di Igor, c’è Mauro Asirelli, compagno di tante avventure artistiche e anima della scena d’improvvisazione della mia zona, con cui collaboro da anni tra video, spettacoli e follie varie.La Creatura invece è diventata una bellissima influencer interpretata da Camilla Mancini, che con i suoi balletti e la sua energia riesce a mandare nel caos scienziato, assistente e tutto il mondo che le ruota attorno.
Accanto a lei, nel cast, c’è anche Maria Paternesi, che porta nel videoclip un’energia molto teatrale, precisa e giocosa allo stesso tempo, perfetta per stare in equilibrio tra omaggio cinefilo e ironia pop.
Regia, scenografie e macchinari ABNORMAL
Per dirigere questa “creatura” filmica ho chiamato Federico “Fred” Cavallini, che ha avuto la pazienza e la follia necessarie per trasformare una canzone in un piccolo film pieno di citazioni, gag visive e riferimenti al capolavoro di Mel Brooks.Il bianco e nero non è solo una strizzata d’occhio al film originale, ma anche un modo per dare al videoclip un sapore senza tempo, pur raccontando una storia che parla moltissimo del nostro presente iper-connesso.
I macchinari del laboratorio – leve, bobine, strutture metalliche, elementi luminosi – sono opera dello scultore Renato Mancini, che ha costruito davvero un set degno di un film, con oggetti che esistono, pesano, brillano e fanno rumore.Costumi e trucco sono stati curati da Liliana Ceccherini e Chiara Ziveri, che hanno dato corpo e volti alle varie anime del videoclip: dottori, mostri, comparse, signore eleganti, personaggi strambi che sembrano spuntare da una proiezione notturna in qualche cinema di provincia.

Il Making Of: dentro il laboratorio ABNORMAL
Se il videoclip è il risultato finale, il making of è la porta d’ingresso nel laboratorio dove tutto è nato.Nella playlist che trovi qui sotto ho raccolto dietro le quinte, frammenti di prove, lavori sui costumi, montaggio dei macchinari, errori, risate e piccoli momenti rubati al set che raccontano meglio di qualsiasi comunicato quanto sia stato grande (e divertente) il lavoro dietro “Matti Like”.
È il modo più onesto che ho per mostrarti quante persone hanno messo mani, testa e cuore in questo progetto, e farti vedere che dietro ogni inquadratura c’è qualcuno che corre, regge un cavo, sistema un dettaglio o cerca di non ridere mentre la scena è ancora in take

La musica: da un’idea in testa al master finale
Come sempre succede con le mie canzoni, “Matti Like” è partita da un’idea in testa e da qualche appunto su un taccuino, ma per diventare ciò che ascoltate oggi ha avuto bisogno di una piccola squadra di “artigiani del suono”.Con Alessandro Guidi abbiamo lavorato su pianoforte e pre-produzione, cercando di trovare la struttura giusta per tenere insieme l’ironia del testo e la voglia di far muovere la testa (e i piedi) a chi ascolta.
La registrazione, il mix e la parte più “tecnica” sono passate tra le mani di Ivano Giovedì al Waveroof Studio, che ha cucito addosso al brano un vestito sonoro adatto tanto alla cuffia quanto alle casse di un palco o di un cinema.Sugli arrangiamenti ha messo lo zampino anche Nicola Peruch, tastierista che ha lavorato con artisti come Cremonini, Zucchero, Ramazzotti, Ligabue e Jovanotti, portando nel brano dettagli e colori che hanno acceso ulteriormente l’atmosfera.
Francesco e i Passabanda, in fondo, sono proprio questo: un laboratorio dove filtriamo influenze, ascolti, ispirazioni e le trasformiamo in canzoni che cercano di far sorridere e pensare allo stesso tempo, senza prendersi mai troppo sul serio.“Matti Like” è uno degli esempi più evidenti di questo metodo: un brano nato per vivere online, ma pensato come se fosse una scena di un film che puoi rivedere dieci volte scoprendo ogni volta un dettaglio nuovo.

Rassegna stampa: cosa hanno detto di “Matti Like”
A un certo punto, questo piccolo mostro gentile ha iniziato a camminare con le sue gambe e alcune realtà della stampa e del web hanno deciso di raccontarlo.In rassegna stampa trovi gli articoli che parlano del videoclip e del progetto, dalle testate più legate alla musica indipendente fino a quelle che si occupano di cinema, cultura pop e mondo nerd.
È sempre un po’ straniante leggere di sé stessi in terza persona, ma è anche bello vedere come ognuno colga un dettaglio diverso: c’è chi sottolinea l’omaggio cinefilo, chi insiste sulla critica ai social, chi mette al centro il lavoro di squadra e il coinvolgimento del territorio.

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E poi… il MattiLikeTour
Il viaggio di “Matti Like” non si è fermato alla pubblicazione su YouTube: da lì è partito un percorso fatto di festival, proiezioni, red carpet, premi e incontri improbabili in giro per l’Italia e per il mondo.Da questa avventura è nato il MattiLikeTour, una serie di tappe tra cinema e festival che merita una pagina dedicata, con aneddoti, backstage e tutte le storie che non ci stavano dentro i tre minuti del videoclip.
Se ti va di continuare il viaggio insieme a me, basta passare alla pagina del MattiLikeTour: lì il film non finisce con i titoli di coda, ma continua tra treni, aerei, città nuove e un sacco di situazioni decisamente… ABNORMAL

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